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Italiana del Lavoro

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Notizia 27/10/2021

Disabili e lavoro, Chiarato (CONF.A.I.L.) Chiede un incontro al Ministro Stefani






Professore Mario Draghi

Presidente
del Governo d'Italia

                  



Dottoressa Erika Stefani

Ministra
delle disabilità del Governo d'Italia



 e p. c.



Dottoressa Elena Bonetti

Ministra delle pari opportunità e della famiglia



 



Egregia
dottoressa Erika Stefani,

ho apprezzato molto quando  il presidente
Mario Draghi in diretta tv ha dichiarato che aveva istituito il ministero per
le disabilità.

Perché io credo fermamente che una società può dirsi civile solo quando
accoglie in se l’esistenza della disabilità umana e se ne fa carico davvero.

E parto da un presupposto fondamentale: siamo tutti disabili.

Nasciamo come dei piccoli disabili che necessitano di ogni aiuto  per crescere e per diventare autonomi.

Se Dio ce ne da la forza moriremo come dei disabili, che hanno bisogno di aiuto
per lasciare in dignità questa nostra vita.

Nel frattempo tutti possiamo diventare disabili,  per un trauma o per malattia e questa
disabilità può essere temporanea ma può essere permanente ed accompagnarci per
il resto delle nostra vita.

Quindi ambisco ad  una società  che comprende che la disabilità non è una
sfortuna capitata a qualcuno ma è una circostanza che riguarda tutti.

Mi aspetto, quindi, che  un giorno,
presto, tutte le abitazioni abbiano il bagno attrezzato per i disabili motori,
che gli spazi ambientali siano tutti a misura di disabile, che le città siano
fruibili come lo siano gli spazi aperti 
a chi deve essere accompagnato, accompagnata. Vorrei che gli arenili
siano per tutti  e che infine i panorami
siano vedibili anche ai ciechi e la musica sia udibile anche ai sordi.

Non vorrei più che la disabilità sia una tragedia che commuove, di cui se ne
parla tanto, in cui si riversa il nostro buon cuore e con la quale ci si
guadagna un posto sicuro in paradiso.

Non capisco quindi  l’incredibile
determinazione nr 3595  INPS del 14
Ottobre c.m. che, a seguito di sentenze di cassazione (rif 17388/2018 e
18926/2019), dichiara che il requisito della mancanza assoluta di reddito da
lavoro è quello che concorre a far attribuire l’assegno di invalidità ad un
disabile in condizioni economiche disagiate.

E che è sufficiente a negare, se in presenza di reddito da lavoro seppure
minimo, l’assegno di invalidità ad un disabile in età lavorativa.

Una durezza di principio che non è riscontrabile verso nessun’altra categoria
di persone.

Perché è di persone che stiamo parlando, non di entità né di numeri
percentuali.

Eppure si capisce da se che se una persona ha una disabilità di livello
compresa tra il 74 ed il 99% forse ha qualche difficoltà a svolgere lavori a
tempo pieno e pienamente retribuiti e che probabilmente quell’integrazione al
reddito da assegno d’invalidità che si riesce ad ottenere con lavori  di adeguato impegno  e di bassa retribuzione , quasi esclusivamente
in cooperative sociali e associazioni, servono proprio a rendere dignità alla
sua vita,  servono alla possibilità di
sovrapporre la propria crescita sociale a quella di chiunque altro.

Invece ora no: i disabili o lavorano sul serio e si fanno pagare uno stipendio
che sia degno di questo nome o si prendono il loro misero assegno sociale di
287 euro mensili.

 Vivranno solo  con quello e con il mitologico reddito di
cittadinanza, mai più pensare ad integrazioni nel mondo del lavoro.

A cosa serve un Ministero delle Disabilità se passa questo principio?

A cosa serve, se non detta l’indirizzo politico che afferma la sua
rappresentanza nel paese?

A me pare che il detto del Summa Lex Summa Iniuria sia stato superato
dall’assurdità di questo teorema legale, avverso a qualsiasi principio di
integrazione che deve essere invece il faro che illumina il percorso di
evoluzione dell’umanità intesa come “specie sociale”.

Le chiedo ufficialmente di invitarmi a discutere con Lei e ad unire tutte le
associazioni che si occupano di disabilità ed i sindacati del lavoro nel farsi
carico di risolvere subito e con fermezza questa inaccettabile interpretazione
della condizione delle persone disabili nel mondo del lavoro.

Non abbiamo bisogno di divisioni e di isolamento più di quanto non lo si vive
oggi. Abbiamo necessità invece di sentire che la nostra battaglia per
l’integrazione non sia una battaglia  ma
una causa di pace, non un conflitto tra insensibilità diffuse.

Attendo fiducioso un suo gentile riscontro.





Il
Segretario Nazionale



F.A.I.L.C. –
CONF.A.I.L.



Giovanni
Chiarato






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